Se in virtù di voglia d’avventura o di puro interesse doveste mai trovarvi a passare un anno negli USA come exchange student, verrete a conoscere molte cose nuove e curiose. Scoprirete che al mall si possono passare dei pomeriggi molto interessanti. Che è convinzione diffusa che in tutta Europa si guidi a sinistra.
Che un sacchetto grande di patatine Doritos al gusto nachos può essere una valida alternativa alla cena. Che il microonde è davvero un’invenzione geniale per chi non ha voglia di cucinare.
Che quando sono gli amici a guidare, la parte più divertente di un’uscita è il viaggio in macchina. Che tutti si lamenteranno sempre del prezzo della benzina qualunque esso sia.
Che esiste una cosa come la cruda, incontaminata, immotivata gentilezza. Che non ti deve per forza piacere una persona per poter imparare da lei. Che le persone che sembrano le più strane, si riveleranno in parecchi casi essere molto più normali di te.
Che provare a ballare da sobri è tutto un altro paio di maniche. Che si può davvero diventare ubriachi solo a causa della stanchezza.
Che le attività noiose diventano perversamente molto meno noiose se ci si concentra molto su di esse. Che si può passare un’intera giornata a non far assolutamente nulla. Che vi arriverà a mancare parecchio il proprio bidet.
Che fare la propria lavatrice, non è così male come sembra. Che l’asciugatrice è un alleato pericoloso: tutti durante i primi mesi pensano di essere cresciuti un sacco perché si inizia a non starci più nei propri vestiti, quando invece sono stati soltanto ristretti dall’asciugatrice.
Che avere gli occhi azzurri non è considerato ovunque un tratto particolare. Che avere origini italiane è una cosa figa. Che trovare impronte fresche di cervo nel proprio giardino, non suscita particolare stupore. Che spalare la neve è davvero una faticaccia. Che saper cantare e suonare (almeno) uno strumento, è cosa normalissima. Che le tapparelle sono davvero un’invenzione geniale, a cui ci penserete ogni mattinata di sonno negata. Che sognare in inglese è davvero un’esperienza unica e un po’ sconvolgente. Che sarà difficile dire addio a molte persone, sapendo di non poterle vedere (quasi) mai più.
sabato 25 maggio 2013
sabato 27 aprile 2013
Tutto scorre
Non passa giorno senza che il pescatore si rechi al porto. Cammina, senza fretta, sempre assorto nei suoi pensieri.
Giunto alla fine della banchina, sale i gradini di pietra del muro e si siede rivolto verso il mare aperto.
Arriva di sera presto, e resta seduto sempre nello stesso posto fino a che il sole non sparisce oltre l'orizzonte.
Il suo sguardo tradisce la calma del suo portamento e rivela un'estenuante lotta interiore.
I suoi occhi si perdono nel blu scuro del mare, iniziano poi a seguire il movimento delle onde vicine fino al loro infrangersi, e poi tornano ancora instancabili ad osservare l'orizzonte, concentrandosi sul sottile confine oltre il quale mare e cielo sembrano mescolarsi in un unico elemento.
Pare stia cercando qualcosa, o forse sta semplicemente aspettando qualcuno.
Passano gli anni, ma il pescatore imperterrito non desiste. Costantemente alla ricerca di una risposta,continua a sedersi nello stesso posto e ad osservare per ore i diversi colori del mare.
Le persone del villaggio ormai non ci fanno più caso, così abituate a vedere il suo profilo, da considerarlo parte integrante della scena.
Una sera che minaccia una tempesta, egli decide di restare, così ostinato a trovare una risposta
da non essersi accorto d'aver da tempo dimenticato la domanda iniziale.
Neanche stando sotto la pioggia e i fulmini, avvolto dalla potenza della natura, riesce a trovare chiarezza.
Decide finalmente di abbandonare la sua lunga ricerca. Si alza pronto ad andarsene.
Muove alcuni passi, si ferma un momento, si guarda intorno.
Si gira per andarsene quando il mare finalmente rompe il suo silenzio sussurrando la risposta.
Per gli abitanti del villaggio fu difficile all'inizio abituarsi
a non vedere il suo profilo sopra il muretto; ma poi,
una volta fatta l'abitudine, nessuno ci fece più caso.
Giunto alla fine della banchina, sale i gradini di pietra del muro e si siede rivolto verso il mare aperto.
Arriva di sera presto, e resta seduto sempre nello stesso posto fino a che il sole non sparisce oltre l'orizzonte.
Il suo sguardo tradisce la calma del suo portamento e rivela un'estenuante lotta interiore.
I suoi occhi si perdono nel blu scuro del mare, iniziano poi a seguire il movimento delle onde vicine fino al loro infrangersi, e poi tornano ancora instancabili ad osservare l'orizzonte, concentrandosi sul sottile confine oltre il quale mare e cielo sembrano mescolarsi in un unico elemento.
Pare stia cercando qualcosa, o forse sta semplicemente aspettando qualcuno.
Passano gli anni, ma il pescatore imperterrito non desiste. Costantemente alla ricerca di una risposta,continua a sedersi nello stesso posto e ad osservare per ore i diversi colori del mare.
Le persone del villaggio ormai non ci fanno più caso, così abituate a vedere il suo profilo, da considerarlo parte integrante della scena.
Una sera che minaccia una tempesta, egli decide di restare, così ostinato a trovare una risposta
da non essersi accorto d'aver da tempo dimenticato la domanda iniziale.
Neanche stando sotto la pioggia e i fulmini, avvolto dalla potenza della natura, riesce a trovare chiarezza.
Decide finalmente di abbandonare la sua lunga ricerca. Si alza pronto ad andarsene.
Muove alcuni passi, si ferma un momento, si guarda intorno.
Si gira per andarsene quando il mare finalmente rompe il suo silenzio sussurrando la risposta.
a non vedere il suo profilo sopra il muretto; ma poi,
una volta fatta l'abitudine, nessuno ci fece più caso.
sabato 20 aprile 2013
Rosso
Il suono della sveglia ruppe la tregua del sonno, erano le 10 di mattina e Sarah si doveva preparare.
Si alzò, e avanzò barcollando verso il bagno, zigzagando fra vestiti ammucchiati per terra.
Si lavò la faccia, e poi i denti, prendendosi piccole pause per sbadigliare.
Si truccò con la matita, e poi fissandosi un attimo allo specchio, prese in mano il lucidalabbra.
Rosso il lucidalabbra
Controllò i messaggi al cellulare, suo padre le aveva scritto poco prima di iniziare la maratona.
Un sorriso comparve sulle sue labbra, e appoggiato il telefono sul letto, iniziò a vestirsi.
Presa la sua giacca nera e il cappello, decise di mettere le sue nuove scarpe rosse, che aveva volutamente aspettato quest'occasione per indossarle.
Rosso il lucidalabbra.
Rosse le scarpe.
Uscì di casa, una lieve brezza soffiava su Boston; appena girò nella via principale, si ritrovò circondata di persone. La circolazione era difficile, e avanzò lentamente in direzione del punto di arrivo della maratona.
Per strada uno sponsor lanciava al pubblico caramelle, come solitamente succede durante queste manifestazioni. Ne prese una, pensando di conservarla per dopo per il suo affaticato papà. Era alla fragola.
Rosso il lucidalabbra
Rosse le scarpe
Rossa la caramella
Arrivata a destinazione, vicino al traguardo, riuscì a conquistarsi un posto vicino alle transenne, e aspettò lì l'arrivo di suo papà. Osservava passare i maratoneti, che uno ad uno arrivavano al traguardo, e pensava a quante ore avessero passato ad allenarsi per quella gara. Mentre rischiava di perdersi fra i suoi pensieri, riuscì a intravedere in lontananza suo papà, che arrancava sfinito verso il traguardo.
Il cuore le si riempì di gioia e iniziò a muovere le braccia per farsi vedere da lui.
Fu tutta questione di un secondo: ci fu un forte boato, e sentì una grande forza spingerla oltre le transenne, e l'ultima cosa che vide prima di perdere i sensi fu sé stessa distesa sull'asfalto.
Rosso il lucidalabbra
Rosse le scarpe
Rossa la caramella
Rosso il sangue
Era il 15 aprile 2013.
Si alzò, e avanzò barcollando verso il bagno, zigzagando fra vestiti ammucchiati per terra.
Si lavò la faccia, e poi i denti, prendendosi piccole pause per sbadigliare.
Si truccò con la matita, e poi fissandosi un attimo allo specchio, prese in mano il lucidalabbra.
Rosso il lucidalabbra
Controllò i messaggi al cellulare, suo padre le aveva scritto poco prima di iniziare la maratona.
Un sorriso comparve sulle sue labbra, e appoggiato il telefono sul letto, iniziò a vestirsi.
Presa la sua giacca nera e il cappello, decise di mettere le sue nuove scarpe rosse, che aveva volutamente aspettato quest'occasione per indossarle.
Rosso il lucidalabbra.
Rosse le scarpe.
Uscì di casa, una lieve brezza soffiava su Boston; appena girò nella via principale, si ritrovò circondata di persone. La circolazione era difficile, e avanzò lentamente in direzione del punto di arrivo della maratona.
Per strada uno sponsor lanciava al pubblico caramelle, come solitamente succede durante queste manifestazioni. Ne prese una, pensando di conservarla per dopo per il suo affaticato papà. Era alla fragola.
Rosso il lucidalabbra
Rosse le scarpe
Rossa la caramella
Arrivata a destinazione, vicino al traguardo, riuscì a conquistarsi un posto vicino alle transenne, e aspettò lì l'arrivo di suo papà. Osservava passare i maratoneti, che uno ad uno arrivavano al traguardo, e pensava a quante ore avessero passato ad allenarsi per quella gara. Mentre rischiava di perdersi fra i suoi pensieri, riuscì a intravedere in lontananza suo papà, che arrancava sfinito verso il traguardo.
Il cuore le si riempì di gioia e iniziò a muovere le braccia per farsi vedere da lui.
Fu tutta questione di un secondo: ci fu un forte boato, e sentì una grande forza spingerla oltre le transenne, e l'ultima cosa che vide prima di perdere i sensi fu sé stessa distesa sull'asfalto.
Rosso il lucidalabbra
Rosse le scarpe
Rossa la caramella
Rosso il sangue
Era il 15 aprile 2013.
Un poco alla volta
Sono le 22.45 non è tardissimo ma neanche presto, fra poco andrò a letto, sento già il sonno che arriva e mi offusca la mente. Non so perché ma c'è qualcosa che mi trattiene dall'andare a letto, dal porre la parola fine ad un'altra giornata, una delle tante. Sento che manca qualcosa, non hai mai quella sensazione che ti manchi davvero qualcosa, ma tu non sai esattamente cosa sia, sai solo che così sei incompleto. Sarebbe un po' una sconfitta andare a letto ora, come per dire "Ok, neanche oggi ho trovato questo qualcosa, magari domani sarò più fortunato" e così pensi a quante volte hai pensato questa frase. Intendiamoci, adesso non è un momento in cui viene meno la speranza di trovare questo qualcosa e ci si deprime, anzi è più una voglia di agire; è una voglia di voler far qualcosa per cambiare davvero la situazione.. Non che così vada male, però capita spesso di non poter restare nel proprio stato per tanto tempo, forse solo per noia. Cosa fare dunque? Beh ovviamente di concreto non c'è nulla che possa fare adesso, sto solo cercando quell'idea, quel forse nuovo modo di pensare che mi farà davvero cambiare le cose. Lo troverò? Chi può dirlo..
Stasera non ho voglia di pensare al passato e forse neanche al presente, penso al futuro.
Come intervenire su di esso? Come piegare le cose secondo la nostra volontà?
E' meglio non far nulla e subire il destino o alzare il culo e fare qualcosa?
La cosa buffa è che più penso alle risposte che vorrei darmi più invece scopro nuove domande, fra poco avrò ottenuto solo di aver scombussolato di più le idee.
è come cercare un indizio, so che c'è da qualche parte, forse in una delle tante sfaccettature che ci offre la vita. So che se ci sto attento lo trovo, magari in questi giorni. Se ti è oscuro ciò che intendo, pensa a qualcosa che ti faccia improvvisamente cambiare la vita, in meglio, e pensa che ritengo di esserci vicino e di averlo sfiorato o di starlo per sfiorare. L'unico problema è prenderlo, questo qualcosa.
Niente, anche stasera andrà così, non avrò cambiato il mondo di una virgola, men che meno me stesso.
Ma almeno ci ho pensato.È già qualcosa.
Le radici
Le radici
Con me porto l'avito calore della mia terra,
lo custodisco, lo difendo dalla corruzione del tempo
e dal gelo della distanza
non lo abbandono mai.
è la mia forza e la mia debolezza
è dentro di me
arde di ricordi.
Con me porto l'avito calore della mia terra,
lo custodisco, lo difendo dalla corruzione del tempo
e dal gelo della distanza
non lo abbandono mai.
è la mia forza e la mia debolezza
è dentro di me
arde di ricordi.
Perché?
Perché scrivere?
Non riesco a trovare una risposta soddisfacente a questa domanda.
Non riesco a trovare una risposta soddisfacente a questa domanda.
Si può scrivere per necessità, se si hanno pensieri che altrimenti andrebbero persi, si può scrivere per piacere, per vedere cosa vien fuori dalle proprie idee, si può scrivere per ammazzare il tempo, o per conservare ciò che non vogliamo sia dimenticato.
Ritengo tutte queste motivazioni molto buone, ma non del tutto fedeli alla realtà.
La ragione più profonda è che si scrive per scrivere, una tautologia di causa ed effetto.
Si genera da sé: ci si ritrova a scrivere per nessun altro motivo se non per il fatto stesso di scrivere, inventando così pensieri, emozioni, fantasie, idee che altrimenti non avrebbero ragione di esistere.
Si pensi a come la stragrande maggioranza delle storie sia stata pensata solo per poi venir raccontata, che poi è appunto lo scopo di una storia, così tutti gli scrittori inventano storie per poi poterle raccontare ad altri scrivendole, dando ad essa una forma, un'esistenza. Se poi esse non venissero scritte, quindi non arrivassero a nessun lettore oltre all'ideatore, non avrebbe avuto senso neanche pensarle, perché hanno mancato il proprio obiettivo.
Tutto questo perché la scrittura non è solo semplicemente un mezzo, uno dei tanti, per esprimere idee e pensieri, ma è invece un mondo a parte, uno specchio del nostro mondo; e come ogni specchio, distorcendo l'immagine, ne dà un'apparenza diversa da quella reale, ma pur sempre rappresentando, alla base, la stessa identica cosa.
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