Non riesco a trovare una risposta soddisfacente a questa domanda.
Si può scrivere per necessità, se si hanno pensieri che altrimenti andrebbero persi, si può scrivere per piacere, per vedere cosa vien fuori dalle proprie idee, si può scrivere per ammazzare il tempo, o per conservare ciò che non vogliamo sia dimenticato.
Ritengo tutte queste motivazioni molto buone, ma non del tutto fedeli alla realtà.
La ragione più profonda è che si scrive per scrivere, una tautologia di causa ed effetto.
Si genera da sé: ci si ritrova a scrivere per nessun altro motivo se non per il fatto stesso di scrivere, inventando così pensieri, emozioni, fantasie, idee che altrimenti non avrebbero ragione di esistere.
Si pensi a come la stragrande maggioranza delle storie sia stata pensata solo per poi venir raccontata, che poi è appunto lo scopo di una storia, così tutti gli scrittori inventano storie per poi poterle raccontare ad altri scrivendole, dando ad essa una forma, un'esistenza. Se poi esse non venissero scritte, quindi non arrivassero a nessun lettore oltre all'ideatore, non avrebbe avuto senso neanche pensarle, perché hanno mancato il proprio obiettivo.
Tutto questo perché la scrittura non è solo semplicemente un mezzo, uno dei tanti, per esprimere idee e pensieri, ma è invece un mondo a parte, uno specchio del nostro mondo; e come ogni specchio, distorcendo l'immagine, ne dà un'apparenza diversa da quella reale, ma pur sempre rappresentando, alla base, la stessa identica cosa.
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